Hallelujah 2018, l'Acino - Calendario dell'Avvento, giorno 23

Un Pinot Bianco coltivato in un'area piuttosto insolita, il Pollino in Calabria: ecco il penultimo vino del nostro Calendario dell'Avvento, l'Hallelujah de l'Acino Vini...

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Hallelujah 2018, L'Acino

Il Pollino, tra i monti della Calabria la casa de l'Acino Vini

Per il nostro penultimo "viaggio" pre-natalizio ci spostiamo in sud Italia, nella soleggiata Calabria dove troviamo un nostro caro amico, una persona davvero speciale e piacevole chiamata Dino Nigro Briglio, produttore di vini naturali ai piedi del Pollino.

La cantina de l'Acino, per la precisione, si trova a San Marco Argentano, in provincia di Cosenza, a pochi kilometri dai confini sud del Parco Nazionale del Pollino, un'area che si estende tra le regioni Calabria e Basilicata e conta vette anche superiori ai 2000 metri.

Dal punto di vista delle terre vitate di Dino la presenza del Parco del Pollino è un fattore sia visibile (e spettacolare) che importante, creando sostanzialmente un muro roccioso a nord che modella e influenza i fattori climatici.

Vigna di vitigni autoctoni calabresi, l'Acino Vini, Parco Nazionale del Pollino
Vigne de l'Acino - dietro, il Parco Nazionale del Pollino

Come Dino spesso racconta, la Calabria nella prima metà del secolo scorso era una grande distesa di terre vitate, densamente coltivate. Compreso anche il territorio del Pollino, ovviamente, dove le tracce di un passato di cura e attenzione verso la viticoltura e la produzione di vino è testimoniata anche dalla presenza, qua e là, di impianti anche molto vecchi. Tuttavia, durante i primi anni '50 e '60, varie politiche agricole nazionali e regionali spinsero i viticoltori ad abbandonare le terre o a riconvertire i vigneti ad altro tipo di colture. Secondo gli studi della stessa Regione Calabria sulle Politiche Agricole, è stato riscontrato un calo della produzione vitivinicola di quasi la metà dai primi anni '50 alla fine degli anni '90 - in favore di un forte aumento della produzione olivicola e di agrumi.

Questo fatto, oltre che diminuire ovviamente l'interesse per la viticoltura ha portato come risvolto un passaggio in secondo piano (o terzo, o quarto) dei vini calabresi rispetto a molte altre zone e denominazioni maggiormente sostenute dalle Politiche Agricole nazionali.

Dino, da buon innamorato della sua terra, da oltre 10 anni si preoccupa di risollevare le sorti della vitivinicoltura calabrese e del Pollino, ed è sempre in cerca di nuove vigne da coltivare. Ma non solo: Dino, laureato in Storia, è prima di tutto un appassionato di tutto ciò che riguarda la sua terra, che si tratti di storia, di architettura, di arte o filosofia, e di fatto non nasce come enologo/agronomo ma semplicemente ci diventa con il tempo.

Tra le sue ricerche di vecchi impianti, poi, a volte trova autentici reperti storici: ricordiamo ancora con stupore la visione, durante la nostra ultima visita, di una pianta allevata "ad albero" (non si può definire alberello) di circa 120 anni, pre-fillossera a piede franco, ben più alta di noi... Guardate anche voi la foto di seguito.

Pianta di vite pre fillossera in Calabria, 120 anni di età
Una pianta di vite ad albero di circa 120 anni, pre-fillossera

Pinot Bianco in terra di Calabria, Hallelujah in edizione limitata

Il vino bianco che abbiamo deciso di inserire nel Calendario dell'Avvento è, tra le varie etichette di Dino, l'ultima in ordine di arrivo. Una vera e propria edizione speciale, prodotta in poche bottiglie, per un vino che stupisce.

Innanzitutto per il tipo di vitigno, e per la sua posizione geografica: il Pinot Bianco, vitigno di origine francese e che trova ottime espressioni in Alsazia, ha poi fatto breccia nei vigneti del nord Italia, soprattutto in Trentino Alto Adige e in Veneto. Trovarlo in Calabria ci ha incuriosito tantissimo, e quando Dino ce lo ha proposto non ci abbiamo pensato un attimo a dire di sì.

Per questo primo anno, l'Hallelujah 2018 di l'Acino si veste di un'etichetta alata azzurra, irriverente quanto elegante e simpatica.

Sia in vigna che in cantina Dino è per il non interventismo, e per il far scorrere la natura secondo i suoi ritmi e i suoi tempi - anche per questo l'annata 2018 è uscita solamente pochi mesi fa. Fermentazioni spontanee e assenza di interventismi enologici, filtrazioni o altro che possa intaccare il naturale svolgimento di evoluzione del vino sono il mantra.

Il vino che deriva da questo Pinot Bianco allevato in Calabria è prima di tutto curioso e inaspettato. Colore carico e intenso, mentre l'olfatto è di una freschezza sconvolgente. Si apre su tonalità vegetali, quasi erbacee, che rivelano poi sentori floreali e piccole note leggermente speziate. Dopo qualche minuto nel calice, una vena più mentolata e a tratti balsamica emerge, accompagnata da profumi più maturi, che virano verso l'agrume. In bocca è tutto ancora più enfatizzato, a partire da un'acidità sferzante che lascia salivare a lungo, bilanciata da un corpo non indifferente che lascia percepire anche il calore dell'alcool e ci ricorda che tutto sommato siamo in Calabria e il calore estivo non è certo poco. Sorso lungo, che lascia sul finale i ricordi erbacei e vegetali, e chiama il secondo calice con una facilità disarmante.

Una bottiglia curiosa, che finirà probabilmente prima che l'abbiate compresa del tutto... E consigliamo di tenere già la seconda in frigo o nel cestello del ghiaccio per continuare a berne!


Vi abbiamo incuriosito? Il Pinot Bianco Hallelujah 2018 di l'Acino Vini è il ventitreesimo vino del nostro Calendario dell'Avvento, il penultimo prima della Vigilia per arrivare carichi come le molle alle celebrazioni di Natale 2020!

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