Appunti di degustazione - Ausonia Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOCG 2016

Sempre bello fermarsi a riflettere sui vini in carta, riassaggiarli qualche mese dopo l'ultima volta: sentirne l'evoluzione, valutarne il gusto in condizioni differenti, aprirsi a nuove considerazioni e rimettersi sempre in discussione. Questa volta è il turno di Apollo, il Montepulciano di Ausonia.


Azienda Agricola Ausonia, nel cuore delle Colline Teramane

L'az. agr. Ausonia è una di quelle realtà che definiamo giovane, di certo alla prima generazione - ma con delle idee chiare, giuste o meno che siano. Fondata nel 2008, parte da un concetto convenzionale di viticoltura ed enologia, cominciando presto il percorso verso la certificazione biologica, e successivamente quella biodinamica di Demeter. L'obiettivo è quello di trasportare quanto più possibile il territorio e i suoi frutti all'interno della bottiglia, attraverso il vino ivi contenuto.

Un territorio certamente degno di nota, quello delle Colline Teramane. L'azienda si trova ad Atri, a sud-est della provincia di Teramo, vero la punta sud della denominazione cui fa riferimento, l'unica DOCG dell'Abruzzo. Il territorio è collinare, con vigneti posti intorno ai 300 metri sul livello del mare. E se da una parte si trovano le coste marine del Mar Adriatico, dalla parte opposta riposa il Massiccio del Gran Sasso, dall'alto dei suoi 2912 metri sulla punta più alta (il Corno Grande). Una posizione favorita quindi sotto più punti di vista, con una protezione a ovest, un'enorme massa termoregolatrice d'acqua a est, colline e buoni esposizioni, e brezze costanti nel mezzo - utili soprattutto in fase di maturazione dell'uva. I più appassionati di geologia ricorderanno anche il fenomeno dei "calanchi", che ad Atri è ben presente tanto da diventare Oasi del WWF.


Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOCG

È l'unica DOCG dell'Abruzzo, e come suggerisce il nome è solo rossa e a base Montepulciano. Per minimo il 90% a ben vedere, a cui da disciplinare è ammesso anche un saldo di Sangiovese, per un massimo del 10%.

Il perché del riconoscimento della DOCG lo si ritrova da un punto di vista storico, che ha visto questo preciso areale come indicato e favorito per la coltivazione di vino di qualità da secoli - o addirittura millenni, secondo le testimonianze della sua produzione enologica rinvenute negli scritti dello storico greco Polibio, vissuto tra il 205 e il 123 a.C.!

C'è chi considera, tutt'oggi, il vitigno Montepulciano come un sinonimo di Sangiovese, il vitigno forse più famoso d'Italia e di grande interesse soprattutto per il territorio toscano e romagnolo. Ma la corrente odierna pende invece per il considerarli come totalmente separati, e preferisce concentrarsi sul ricercare la reale origine del vitigno nel territorio abruzzese. Dal canto nostro, se ci pare sufficientemente evidente la differenza ogni volta che li assaggiamo uno di fianco all'altro, non possiamo che invitarvi a fare lo stesso!


Un calice di Apollo 2016, il Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane di Ausonia

Colore carico, scuro, impenetrabile, con riflessi violacei solo sull'unghia del calice (la parte più esterna, a contatto con il vetro). Un colore che parla di concentrazione, ma anche di gioventù del vino - e siamo infatti di fronte a un 2016.

I detrattori del biologico/biodinamico dovranno ricredersi di fronte al profilo organolettico di questo vino, che rivela precisione e pulizia. Certo, un naso dal profilo scuro, che canta di amarena, prugna nera, di succhi concentrati e di spezie dure. Così come sussurra di liquirizia, di torrefazione, con una punta affumicata che ricorda quasi il carbone. Il tutto in una elegante commistione di aromi primari e secondari del vino che lo rendono intrigante ancora prima di portarlo in bocca.

E in bocca stupisce ancora di più, soprattutto per i palati abituati alle espressioni più morbide e "piacione" di Montepulciano che una certa corrente di produttori persegue.

L'attacco è aggressivo, senza sfociare nello squilibrio. Tannino presente e ben giocato, acidità interessante e corpo pieno si allineano perfettamente a un grado alcolico medio (13,5) che non si percepisce quasi per niente: è sempre bello quando succede, a significare un ottimo bilanciamento delle componenti. La progressione in bocca è lunga, e il finale rimane persistente sui tratti aromatici anche parecchio dopo la deglutizione - in maniera molto piacevole e per niente invadente.

Un calice che ci ha piacevolmente deliziato, e che certamente vuole chiamare cibo per essere accompagnato a dovere.

Il nostro consiglio: da provare l'abbinamento con la nostra Selezione di 10 formaggi con mostarde fatte in casa, soprattutto con i più stagionati, oppure con una classica Tagliata di manzo affumicata alle erbe aromatiche!


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